Wout Van Aert all'arrivo della Dwars door Vlaanderen © Team Visma Lease a Bike
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Aprile è il più crudele dei mesi: Wout van Aert tra critiche e autocritiche

Il beniamino del pubblico belga è da sempre oggetto all'attento scrutinio di media e tifosi, oltre all'inevitabile pressione alla quale lui stesso si sottopone

03.04.2025 15:06

Wout van Aert è, indubbiamente, il corridore più amato in Belgio, rimanendo primo per popolarità nonostante la vertiginosa ascesa di Remco Evenepoel. Il peso della pressione sulle spalle del trentenne di Herentals si fa particolarmente gravoso nella stagione delle classiche: il palmarès di Wout sembra ai più incompleto senza la vittoria del Giro delle Fiandre e della Parigi-Roubaix, corse che il belga insegue da anni tra sfortuna, problemi fisici e grandi avversari. “Si può pensare che ormai Wout ci sia abituato e che riesca a gestire la pressione, ma c'è sempre grande tensione in vista dell'opening weekend. E se non si rispettano le aspettative, questo può pesare” ha detto Sven Vanthourenhout, ex CT della nazionale belga, al podcast Wuyts and Vlaeminck di HLN. Pur essendo sempre tra i favoriti di qualsiasi gara disputi, Van Aert ha raccolto sempre molto meno di quanto avrebbe potuto. “Van Aert è una star, ma al tempo stesso un underdog” ha sintetizzato Michel Wuyts. 

Van Aert ha approcciato la stagione 2025 con lo stesso piano di allenamento dello scorso anno, funestato da cadute che hanno reso impossibile valutare l’adeguatezza della tattica scelta, ma le critiche sono tornate più feroci che mai.

Le critiche

Sin dalle sue prime apparizioni del 2025 il belga è stato sotto la consueta lente d’ingrandimento a lui riservata: i commenti sulla scelta delle gare e sulla sua condotta nelle stesse sono diventati sempre più critici dopo il weekend di apertura delle classiche in Belgio, dove il rendimento del corridore è stato decisamente al di sotto delle aspettative. La decisione di saltare per il secondo anno consecutivo la Milano-Sanremo, unica monumento per ora nella bacheca di Van Aert, è stata accolta in modo critico anche in Italia: in un'intervista sulla Gazzetta dello Sport Michele Bartoli gli ha rimproverato la mancata partecipazione alla Classicissima, oltre a bollare Van Aert come deludente nei grandi appuntamenti, insistendo sulla necessità di gareggiare e misurarsi contro gli avversari per raggiungere il risultato.

Wout van Aert è stato terzo sul podio dell'ultima Sanremo da lui disputata del 2023 © RCS Sport
Wout van Aert è stato terzo sul podio dell'ultima Sanremo da lui disputata del 2023 © RCS Sport

Ma è stata soprattutto la performance al GP di Harelbeke – prima uscita dopo il periodo in altura passato al Teide – a far montare la polemica: i problemi di posizionamento e l'assenza di Van Aert nei momenti chiave della corsa sono stati interpretati come segno di una condizione da far ancora crescere nel poco tempo che a disposizione prima del Giro delle Fiandre. A ciò si è aggiunta la decisione di non correre la Gent-Wevelgem. Tra le voci più critiche si è levata quella di Johan Museeuw, che a Wieler Revue ha detto: “Ai miei tempi era impensabile saltare una gara come la Gent Wevelgem”. Il tre volte vincitore di Fiandre e Roubaix si è espresso a sfavore del training camp che ha impegnato Van Aert nelle due settimane centrali di marzo, alla luce soprattutto di quanto fatto vedere in strada ad Harelbeke: “Anche se Wout migliorasse tantissimo questa settimana sarebbe comunque molto difficile per lui seguire Mathieu van der Poel o Tadej Pogačar al Giro delle Fiandre. È un rischio finire un allenamento in altura così a ridosso delle grandi classiche”.

Wout van Aert durante la E3 Saxo Classic 2025 © Chris Auld
Wout van Aert durante la E3 Saxo Classic 2025 © Chris Auld

Insiste sulla necessità di correre di più anche il connazionale Greg Van Avermaet, che ha comunque lasciato aperto uno spiraglio di ottimismo: “Ci sono segnali che indicano che la sua forma è buona. Sicuramente non è in cattiva condizione, ma la vera domanda è se potrà colmare il divario [da Van der Poel e Pogacar, ndr] in questa settimana. Se fossi Wout non andrei in panico e continuerei a credere in me stesso”. 

Non è un mistero che Van Aert abbia cambiato già dall’anno scorso la propria preparazione in vista dei suoi obiettivi più ambiti, ma per alcuni la totale devozione all’altare del Fiandre e della Roubaix sembrano insufficienti. “Tutto è finalizzato alla vittoria di una Monumento, ma presto sarà felice di essere secondo o terzo” ha dichiarato Thomas Dekker nel suo podcast Live Slow, Ride Fast.

Non sono solo le voci ufficiali a levarsi contro il rendimento di Wout van Aert: persino un suo follower su Strava si è sentito in dovere di criticare l’attaccamento alla famiglia del belga, che secondo il “fan” dedicherebbe troppo tempo ai propri cari a scapito del proprio rendimento sportivo.

… e le autocritiche

Non è un mistero che tutti aspettassero con ansia qualche risposta in più dalla Dwars door Vlaanderen di ieri: vincere nella gara che lo aveva messo fuori combattimento lo scorso anno e l’aveva relegato ad una dolorosa convalescenza sarebbe stato certamente un ottimo viatico per gli impegni di questo e del prossimo weekend. Se l’andamento della corsa aveva lasciato intendere qualche segnale di miglioramento, la cocente sconfitta del finale non ha fatto che aumentare i dubbi e divampare i giudizi e lo scherno sui social. Eppure non c'è critica più grande di quella che il belga si è autoimposto. Le parole di Van Aert colpiscono per la durezza contro sé stesso il proprio operato: Wout si è assunto tutte le responsabilità dell’aver portato la corsa allo sprint, decisione sulla quale ha pesato, per sua stessa ammissione, il grande desiderio di tornare alla vittoria dopo un 2024 complicato e le tante critiche che lo hanno bersagliato negli ultimi tempi. 

"Per una volta ho pensato a me stesso. Non volevo perdere, né che uno dei miei compagni vincesse e questo è un grave errore" ha ammesso il belga. “Ma questo non è ciò che sono ed è per questo che sono molto scontento. L'ho fatto contro la mia natura: non è ciò che sono. Non avrei potuto vincere se i miei compagni non mi avessero portato al traguardo. Se non ho vinto è solo colpa mia".

Più che contrariato per il risultato in sé, il belga è apparso deluso da sé stesso per essere arrivato a mettere in discussione il proprio spirito da team player per andare alla ricerca di una vittoria personale, a scapito di ciò che la logica di corsa avrebbe richiesto in una situazione di 3 contro 1 come quella che si era presentata ieri. Grischa Niermann, DS della Visma-Lease a Bike, ha provato a sollevare un po' di questa schiacciante responsabilità dalle spalle di uno dei corridori più importanti della sua squadra, ma la sensazione è che questa sconfitta brucerà a lungo sulla pelle già segnata di Van Aert.

Persone, prima di essere corridori

Una voce fuori dal coro di critiche e sberleffi si è levata su Instagram, dove Demi Vollering, una delle personalità più sensibili del peloton su questi temi, ha speso parole di conforto nei confronti di Wout van Aert. Anche lei più volte al centro di aspre polemiche per la propria gestione di gara, ha ricordato come la pressione possa farsi strada in modo subdolo nella mente di un atleta e condizionare una gara proprio nel momento sbagliato.

Devono registrare questa sconfitta e ricordare solo le cose positive. Non penso che Wout si stia ancora cospargendo il capo di ceneri. […] Penso che fosse molto nervoso. Era la prima volta da molto tempo che si trovava in una situazione del genere” ha detto Tom Boonen al Wielerclub Wattage show. 

Qualsiasi sarà l'esito di questi giorni di dubbio e incertezza sulla forma e la forza mentale di Wout van Aert, è certo che avrà di fronte avversari affamati di vittoria quanto lui. È forse ancora presto per dire che il suo sia iniziato, ma ciò che è certo è che la leggenda di Fiandre e la Roubaix si nutre anche di storie come quella di Wout van Aert, costantemente al loro inseguimento, a costo di tutto, anche della propria fama. E chissà che un giorno non possa davvero, finalmente, riuscire a raggiungerle.

 

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