Moreno Moser vince la Strade Bianche 2013 ©SienaNews
Professionisti

Ti sblocco un ricordo: 10 corridori che ci han fatto sognare per una stagione e poi dimenticati

Da Moreno Moser a Igor Astarloa, storie di ciclisti che hanno conosciuto l'apice della gloria per poi svanire rapidamente dalle scene

Le alterne fortune delle condizioni fisiche, delle preparazioni e delle carriere, o semplicemente delle vite degli atleti professionisti che seguiamo ci hanno regalato atleti che per alcuni mesi ci hanno sedotti e abbandonati, facendoci gridare all'arrivo di un possibile fenomeno salvo poi rivelarsi fuochi di paglia ed essere dai più dimenticati in breve tempo. Qui di seguito vi abbiamo sloccato il ricordo di dieci corridori che hanno avuto una strana parabola di ascesa improvvisa salvo poi sparire dai radar…

Moreno Moser (2012-2013)

©Moreno Moser via Ig
©Moreno Moser via Ig

La copertina va al trentino nipote d'arte: professionista dal 2012 al 2019. Vince il Trofeo Laigueglia nel 2012 e nel 2018, la Rund um den Finanzplatz Eschborn-Frankfurt nel 2012, la classifica generale del Tour de Pologne nel 2012, la Strade Bianche nel 2013, e l'8ª tappa dell'Österreich-Rundfahrt nel 2015. Tra il marzo 2012 e il marzo 2013 il ciclismo italiano langue di risultati importanti, appeso quasi al solo Vincenzo Nibali, e con l'arrivo di Moreno Moser sembra di vedere finalmente arrivare una nuova promessa che possa portare risultati nelle per le classiche. Moser è ancora oggi l'unico italiano ad aver vinto la Strade Bianche: nel 2013 batté il suo compagno in Liquigas Peter Sagan (che ovviamente non lo seguì nell'attacco che fu poi decisivo), Rinaldo Nocentini, Fabian Cancellara, Aleksejs Saramotins, Greg Van Avermaet e Alexandr Kolobnev.

Gabriele Colombo (1996)

Gabriele Colombo vince la Milano Sanremo 1996 ©Wikipedia
Gabriele Colombo vince la Milano Sanremo 1996 ©Wikipedia

Professionista dal 1994 al 2007, la sua vittoria principale è stata la Milano-Sanremo nel 1996 in maglia Gewiss, grazie ad un attacco sulla Cipressa insieme ad Oleksandr Hončenkov, poi seguiti da Maximilian Sciandri e Michele Coppolillo. Il varesino sorprese i compagni di fuga all'ultimo chilometro con un allungo vincente, arrivando a braccia alzate in via Roma. Quell'anno vinse altre tre corse a tappe, ma negli anni successivi non ottenne che qualche sporadica vittoria. Nonostante una carriera professionistica più che dignitosa, non riuscì mai a ripetersi ai livelli di quel 1996.

José Humberto Rujano Guillén (2005)

Professionista dal 2003 al 2013 e nel 2015, il venezuelano è una delle tante scoperte di Gianni Savio. Dopo la tappa di Zoldo Alto al Giro d'Italia nel 2005, a metà Giro si ritrova a più di 8'  dalla maglia rosa, Paolo Savoldelli. Decide allora di occuparsi della classifica degli scalatori, e con due fughe nel successivo week end dolomitico (Entrambe vinte dal colombiano Iván Ramiro Parra) rientra in quinta posizione a poco più di 2'. La 19ª tappa è quella del Colle delle Finestre, in cui Gilberto Simoni attacca la maglia rosa facendo vacillare il bergamasco: con lui sul Colle delle Finestre scollinano Danilo Di Luca e proprio Rujano. Di Luca cederà prima dell'ascesa finale a Sestriere per i crampi. Rujano, invece, avrà la meglio su Simoni nel finale, conquistando la vittoria di tappa, la classifica scalatori e il terzo posto. Sull'Eco di Bergamo dell'indomani Ildo Serantoni chiosò: “Cosa volete di più dalla vita? Un Rujano.”

José Humberto Rujano Guillén al Giro 2011 ©CyclingToday
José Humberto Rujano Guillén al Giro 2011 ©CyclingToday

Quella prestazione gli valse un passaggio alla Quickstep - Innergetic al termine del Giro dell'anno successivo, tuttavia la sua carriera non raggiunse mai i livelli di quel Giro, se non con il ritorno alla corte di Savio nel 2011, dove tornò a vincere al Giro d'Italia. Le sue altre vittorie furono la classifica generale della Vuelta al Táchira nel 2004, 2005 e 2015, la classifica generale della Vuelta a Colombia nel 2009, e la 13ª tappa del Giro d'Italia nel 2011, con arrivo sul Großglockner. In seguito alla squalifica di Alberto Contador, gli è stata assegnata anche la vittoria della 9ª tappa del Giro d'Italia del 2011, l'arrivo in salita sull'Etna.

Juan Mauricio Soler (2007)

Professionista dal 2005 al 2012, il colombiano brillò in maglia Barlworld sulle strade del Tour de France 2007.

Juan Mauricio Soler ©Bryn Lennon/Getty Images
Juan Mauricio Soler ©Bryn Lennon/Getty Images

In quell'anno vinse la 9ª tappa del Tour de France, la classifica scalatori della Grand Boucle e la classifica generale della Vuelta a Burgos. Dopo essere passato alla Caisse d'Epargne (poi Movistar) vinse la 2ª tappa del Tour de Suisse nel 2011. Nella stessa corsa, il 16 giugno 2011, durante la sesta frazione, mentre era secondo in classifica generale, cadde rovinosamente contro un muretto in una discesa riportando fratture multiple, di cui una al cranio, con edema cerebrale: le conseguenze della caduta gli costarono il ritiro. 

Julio Alberto Pérez Cuapio (2002)

Julio Alberto Perez Cuapio ©BBC Sport
Julio Alberto Perez Cuapio ©BBC Sport

Professionista dal 2000 al 2010, il messicano corse per otto anni nel team dei Fratelli Reverberi, prima Panaria (2000-2007) e poi CSF Group (2008). Nella 13ª tappa del Giro d'Italia nel 2001, con arrivo sul Passo Pordoi, battendo Gilberto Simoni dopo un duello negli ultimi 10 km e Dario Frigo. L'anno successivo si ripeté ancora nella la 13ª tappa (a San Giacomo-Monti della Laga batté Cadel Evans, Dario Frigo e Francesco Casagrande) e nella la 16ª tappa della Corsa Rosa, quando anticipò Paolo Savoldelli e di nuovo Dario Frigo a Corvara in Badia: quell'anno vinse anche la classifica scalatori. Negli anni successivi non riuscì mai a ripetersi agli stessi livelli. La dirigenza della squadra attribuiva la carenza di risultati a uno stile di vita poco adatto a un atleta professionista. Ottenne però altre quattro vittorie in corse meno blasonate del Giro, tra cui la classifica generale del Giro del Trentino nel 2005. L'ultimo ricordo che ha lasciato fu la fuga con Riccardo Riccò, Leonardo Piepoli e Iván Ramiro Parra nella tappa delle Tre Cime di Lavaredo nel 2007, quando rubò un forcone a un figurante diavolo per punzecchiare Piepoli.

Julio Alberto Perez Cuapio ©Tutto il ciclismo chilometro per chilometro  via FB
Julio Alberto Perez Cuapio ©Tutto il ciclismo chilometro per chilometro  via FB

Nelson "Cacaito" Rodriguez (1994)

Nelson Rodríguez, per tutti Cacaito, è stato professionista dal 1989 al 1996. Altra scoperta colombiana di Gianni Savio, la sua vittoria principale è stata la 17ª tappa del Tour de France nel 1994 con arrivo a Val Thorens, dove batté Piotr Ugrumov, Marco Pantani, Richard Virenque, Miguel Indurain e Alex Zülle

Nelson "Cacaito" Rodriguez ©Club Ciclo Ases
Nelson "Cacaito" Rodriguez ©Club Ciclo Ases

Nella stessa edizione della Grande Boucle arrivò anche quarto a Luz Ardiden dietro a Richard Virenque, Marco Pantani e Oscar Pellicioli. Nello stesso anno aveva ottenuto anche un sesto posto nella classifica generale del Giro d'Italia, prestazioni che mai più ripeté negli anni successivi: quella al Tour de France del 1994 restò la sua unica vittoria in carriera.

Aitor González (2002)

Professionista dal 1998-2005, nel 2002 il basco fu il mattatore della Vuelta a España quando a contendersela erano praticamente solo gli spagnoli: batté Roberto Heras, Joseba Beloki, Óscar Sevilla (suo compagno di squadra alla Kelme - Costa Blanca) e Iban Mayo. Vinse anche tre frazioni di quell'edizione, compresa l'ultima cronometro, dove rifilò 3'22" a Heras, a cui sfilò la maglia amarillo sul podio di Madrid.

Aitor González ©El Confidencial
Aitor González ©El Confidencial

Nelle due stagioni successive passò alla Fassa Bortolo di Giancarlo Ferretti, dove ottenne una vittoria al Giro d'Italia e una al Tour de France, ma le prestazioni al di sotto delle aspettative fecero sì che il suo contratto non venisse rinnovato. Quando fece ritorno in patria alla Euskaltel- Euskadi nel 2005 vinse un Giro di Svizzera, ma non riuscì mai però a tornare competitivo per la classifica generale di un GT. Dopo aver superato problemi legati alla diversa lunghezza delle due gambe, alla Vuelta 2005 venne fermato dalla positività a un metabolita. Squalificato, le cose per lui precipitarono nel 2007, quando fu arrestato per aver messo a repentaglio la sicurezza stradale: nei successivi controlli risultò positivo sia all'alcol che alla cocaina. Nel 2008 venne di nuovo arrestato per aggressione e nel 2011 per truffa, mentre nell'ottobre 2016 venne accusato di aver rotto la vetrina di un negozio di telefonia mobile per tentare una rapina.
 

Heinrich Haussler (2009)

Heinrich Haussler ©Morne de Klerk/Getty Images
Heinrich Haussler ©Morne de Klerk/Getty Images

Professionista dal 2005 al 2023, nel 2009 sembra un corridore di caratura altissima, in grado di giocarsi allo sprint la Milano-Sanremo e perderla per pochi centimetri da Mark Cavendish. Nelle corse di inizio stagione aveva fatto sconquassi, raccogliendo diversi piazzamenti e vittorie, a cui aveva aggiunto la piazza d'onore al Giro delle Fiandre, la vittoria alla Dwars door Vlaanderen e il quarto posto alla Parigi-Roubaix. A luglio era arrivata una vittoria al Tour de France, in una fuga con più di quattro minuti sul secondo. A venticinque anni, tutto lasciava presagire un futuro da protagonista di classiche e volate, ma negli anni seguenti raccolse solo sette vittorie fino al ritiro nel 2023. Ora è direttore sportivo alla Red Bull-BORA-Hansgrohe

Igor Astarloa (2003)

Professionista dal 2000 al 2009, il basco nel 2003 vinse la Freccia Vallone (in maglia Saeco) e il Campionato del mondo su strada di Hamilton in Canada, complice il gioco di squadra con il compagno di nazionale Alejandro Valverde che restò in marcatura su Paolo Bettini. Vinse anche una Milano-Torino in maglia Barloworld nel 2006, poi terminò la carriera nel 2009 nella continental Amica Chips - Knauf, dopo aver rescisso nel 2008 con la Milram, con un totale di nove vittorie.

Igor Astarloa in maglia Saeco ©Roberto Bettini/SprintCycling
Igor Astarloa in maglia Saeco ©Roberto Bettini/SprintCycling


Magnus Bäckstedt (2004)

Professionista dal 1996 al 2009, con un ritorno nel 2012: nel 2004, in maglia Alessio-Bianchi, vinse a 29 anni la Parigi Roubaix e si piazzò secondo alla Gand-Wevelgem. Pur rivelandosi anche ottimo cronoman, il computo totale delle sue vittorie fu di sole sei a fine carriera. Aveva vinto anche una tappa al Tour de France nel 1998 e la classifica Intergiro al Giro d'Italia nel 2003. Alla Parigi-Roubaix, oltre alla vittoria, ottenne un 7º posto nel 1998 e un 4º posto nel 2005, con una frattura al polso. Nuove fratture compromisero le successive campagne del Nord, ma lo svedese restò nei ricordi degli appassionati per il furore con cui domava il pavé. 

Magnus Bäckstedt mentre si allena con la clavicola rotta ©Megan Bäckstedt per Cycliing News
Magnus Bäckstedt mentre si allena con la clavicola rotta ©Megan Bäckstedt per Cycliing News

Oggi sono in gruppo entrambe le sue figlie, Zoe Bäckstedt (CANYON//SRAM zondacrypto) ed 
Elynor Bäckstedt (UAE ADQ), la prima campionessa mondiale di ciclocross under 23.

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